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19/10/2012 Liturgia Eucaristica presieduta dal Cardinale Kazymierz Nycz e consegna delle reliquie dei beati Karolina Kózkówna, Stanislaw Starowieyski e Jerzy Popieluszko

Approfondimenti

  • Padre Popiełuszko

    Il Beato Jerzy Popiełuszko nacque il 14 settembre 1947 a Okopy nei pressi di Suchowola, nel voivodato di Białystok, nella Polonia nord-orientale. Trascorse l’infanzia nel villaggio nativo di Okopy, dove i suoi genitori, Marianna e Władysław, avevano il loro podere.

    Il profondo clima religioso della famiglia, permeato dalla devozione mariana, plasmò in lui sin dalla giovinezza i tratti di una forte spiritualità, che col passare degli anni lo porteranno ad una maturità di fede e ad uno straordinario ministero pastorale. Terminò le scuole elementari, medie e superio¬ri nella vicina Suchowola, dove facendo il chierichetto si legò alla vita della parrocchia. Dopo l’esame di maturità, nel 1965, entrò nel Seminario Maggiore di Varsavia, iniziando a frequentare il corso di sei anni di filosofia e teologia.
          All’inizio del secondo anno di studio fu chiamato sotto le armi e negli anni 1966-1968 svolse il servizio di leva in una delle unità militari speciali, create appositamente per gli alunni dei Seminari. In queste unità le autorità comuniste conducevano un forte indottrinamento politico, unito alla lotta contro la Chiesa e alla propaganda antireligiosa, cercando in vari modi di indurre i seminaristi a rinunciare agli studi teologici e al sacerdozio.
    Il chierico soldato Jerzy Popiełuszko si distingueva per il grande coraggio con cui profes¬sava le proprie idee e svolgeva le pratiche religiose, ostacolate, schernite e stigma¬tiz¬zate dalle autorità militari. La sua fermezza attirò su di lui molte vessazioni e persecuzioni, che incisero sul suo stato di salute.


      Dopo l’ordinazione sacerdotale nel 1972, svolse il ministero pastorale in alcune parrocchie nei pressi di Varsavia: a Ząbki (1972-75), quindi ad Anin (1975-78) e infine a Varsavia stessa, nella parrocchia di Gesù Bambino. Nel 1979-80 condusse la catechesi per gli studenti di medicina nella chiesa universitaria di S. Anna a Varsavia. In quel periodo venne annoverato anche fra i membri della Consulta pastorale nazionale dei servizi sa-nitari e nomi¬nato responsabile dioce¬sano per la pastorale del personale paramedico nel-l'Arcidiocesi di Varsavia.


    A causa delle cagionevoli condizioni di salute, nel 1980 venne trasferito come residente presso la parrocchia di San Stanislao Kostka a Varsavia, dove tra l'altro prestò assistenza pastorale agli operai delle acciaierie della capitale. Dopo la dichiarazione della legge marziale (13 dicembre 1981), don Popiełuszko, dal gennaio 1982 in poi, si impegnò nelle celebrazioni delle “Messe per la patria”, che radunavano numerosissime schiere di fedeli. Nelle speciali omelie pronunciate in occasione di questi raduni di preghiera, egli affrontava temi spirituali e religiosi, ma anche problemi di attualità, di natura sociale e politico-morale. Parlava di torti e ingiustizie, di violazione dei fondamentali diritti dell'uomo, di ateizzazione forzata e depravazione della società, di violenza morale e fisica. Esponeva la dottrina sociale della Chiesa, basata sulle encicliche sociali e gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e del Servo di Dio, card. Stefan Wyszyński, arcivescovo di Varsavia.

     

    Come reazione alla sua attività pastorale, le autorità comuniste inscenarono nei suoi confronti un'intensa campagna di diffamazione e di repressioni, chiamandolo sobillatore, reo di turbare la pace sociale, agitatore politico, ed infine accusandolo di attività illegali a carattere politico, a cui seguirono provocazioni da parte della polizia e passi giudiziari.
    Sequestrato il 19 ottobre 1984 da funzionari dei Servizi di Sicurezza dello Stato comu¬nista, fu brutalmente assassinato.
     
    I suoi funerali, subito denominati "storici" per la loro forma e per la enorme partecipazione di folla, si svolsero il 3 novembre 1984. Vi presero parte l’arcivescovo di Varsavia e primate di Polonia card. Józef Glemp, una decina di vescovi, più di mille sacerdoti, diplomatici e centinaia di migliaia di Polacchi. 

  • Beata Karolina Kózkówna

    Nacque il 2 agosto 1898 a Wal-Ruda (Tarnów), in una famiglia contadina, povera, umile e numerosa; ed è in questo ambiente rurale che maturò la sua santità, frutto di quel tempo e della regione in cui visse. Da fanciulla seguì la guida del suo padre spirituale Władysław Mendrala, il quale la inserì nella vita attiva del nucleo parrocchiale del villaggio. Impiegava il tempo libero insegnando il catechismo ai fratelli e sorelle ma anche ai ragazzi delle case vicine; inoltre assisteva anziani ed ammalati. A maggio 1914 ricevette il sacramento della cresima e sei mesi dopo, il 18 novembre 1914, durante la prima guerra mondiale, che sul fronte orientale vedeva la Russia invadere la Prussia e la Polonia, Karolina venne aggredita da un soldato russo e trascinata nella foresta di Wal-Ruda con la forza, ma con altrettanta forza lei si oppose a un tentativo di stupro. Per questo fu uccisa ad appena sedici anni. Il suo corpo fu ritrovato solo sedici giorni dopo, il 4 dicembre e sepolto nel cimitero della parrocchia. Il suo martirio suscitò scalpore fra gli abitanti di tutta la regione e il 18 giugno 1916, vicino alla chiesa di Zabawa, fu benedetto un monumento in sua memoria, come pure nel bosco, il luogo del martirio, fu collocata una croce. Nel 1917 il corpo fu traslato dal cimitero alla tomba costruita vicino alla chiesa parrocchiale.
    I vescovi di Tarnów, Jan Stepa e Jerzy Ablewicz, diedero inizio alla causa di beatificazione, che fu istruita nel 1965. Il 30 giugno 1986 fu approvato il decreto sul martirio di Karolina e il 10 giugno 1987 papa Giovanni Paolo II la dichiarò beata durante la sua visita a Tarnów. La Chiesa cattolica ne fa memoria nel giorno della morte, il 18 novembre. Ora molti pregano per la rapida conclusione del processo di canonizzazione.
    La beata Karolina Kózkówna martire è patrona della gioventù cattolica polacca (Katolickie Stowarzyszenie Młodzieży), ed anche dei movimenti ed associazioni della gioventù e delle iniziative contro violenza. Con la sua vita e la sua morte parla prima di tutto ai giovani - ai ragazzi ed alle ragazze - parla della grande dignità della persona umana, della dignità del corpo. 
    Il giorno 18 di ogni mese migliaia di persone si radunano sulla strada del suo martirio e molti di loro ricevono la grazia della guarigione dell’anima e del corpo.
     

  • Il beato Stanisław Starowieyski (1895-1941)

    Discendente di una famiglia di proprietari terrieri impegnata nella vita cattolica e sociale, Stanisław Starowieyski combatté nella guerra del 1920, ottenendo le più alte decorazioni. Nel 1921 sposò la contessa Maria Szeptycka, da cui ebbe 6 figli, e si stabilì a Łaszczów, vicino Lublino. Fu tra i fondatori dell’Azione Cattolica in Polonia e suo primo presidente a Lublino. Prima della seconda guerra mondiale Stanisław era noto per la sua devozione. Frequentava quotidianamente la messa nella sua parrocchia. I domestici hanno riferito che passava ore in ginocchio in adorazione davanti al grande crocifisso appeso nel suo studio. Di quel periodo rimangono alcune carte contenenti suoi appunti spirituali, frutto di una meditazione quotidiana.
    Dopo l’invasione sovietica della Polonia orientale, nell’ottobre del ’39, Stanisław fu arrestato dall’NKVD insieme al fratello Marian. Durante il trasporto riuscì a fuggire e attraverso i boschi raggiunse la proprietà degli Szeptycki. Da qui egli inviò diversi aiuti a Lublino, dove nel frattempo i tedeschi avevano arrestato gran parte del clero. Il 19 giugno 1940 Stanisław venne arrestato dalla Gestapo e internato a Sachsenhausen. In seguito fu trasferito a Dachau, dove era compagno di baracca di Adam Kozłowiecki, poi cardinale. Come gli altri prigionieri Starowieyski soffriva per la fame, il freddo, la dissenteria e la scabbia. Non riusciva più a camminare per le piaghe ai piedi, ma il possesso di bende era punito con brutali pestaggi da parte delle guardie.
    Padre Maj, suo compagno di baracca a Dachau, ha raccontato la forza d’animo di Stanisław in mezzo a tali sofferenze fisiche: «Attorno alla sua persona si concentrava una grande forza contro la disperazione. Fu un apostolo anche nel campo. Convinse e aiutò tanti a prepararsi alla confessione e molti di noi potrebbero raccontare come organizzò anche aiuti materiali».
    Le sue condizioni si aggravarono nel marzo del ’41, quando fu obbligato a pesanti lavori fisici. Era la Settimana Santa del 1941. Non era più in grado di camminare, ma gli fu negato il ricovero in infermeria. Il Mercoledì Santo venne portato a spalla all’appello, ormai non riusciva neppure a stare in piedi. Venne picchiato e preso a calci ferocemente per essersi sottratto al lavoro. Solo allora venne ricoverato all’ospedale del campo: era il Venerdì Santo del ’41.
    Un compagno di prigionia, sopravvissuto a Dachau, ha scritto: «La notte verso l’una mi si stese accanto chiedendomi il permesso di morire vicino a me. Disse: “Sto morendo e non vedrò più in questa vita la mia famiglia e la mia patria. Se uscirai vivo di qui, va dai miei e racconta loro che sono morto in quel giorno santo in cui morì Cristo”. Furono le sue ultime parole. La sua morte destò grande impressione su tutti noi nonostante fossimo abituati alla vista della morte». Stanisław Satrowieyski morì prima dell’alba del 13 aprile 1941, domenica di Resurrezione. Fu beatificato a Varsavia da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 insieme ad altri 108 martiri polacchi della Seconda Guerra Mondiale.
     

  • Le reliquie dei beati Karolina Kózkówna, Stanislaw Starowieyski e Jerzy Popieluszko

Tour virtuale

Orari di Apertura

  • dal lunedì
    al sabato 09:30-13.30/15:30-17.30
  • domenica 9.30-13.00

Celebrazioni

  • Santa Messa domenica e festivi 11.30
  • Preghiera della Comunità di Sant'Egidio
    Martedì 20.00
    dal mercoledì al venerdì 20.30

Memoriale "Nuovi Martiri" del XX e XXI secolo

Nell'anno 1999 Giovanni Paolo II decise, in preparazione del Giubileo dell'anno 2000, di istituire una commissione "Nuovi Martiri", che avrebbe dovuto indagare sui martiri cristiani del Ventesimo secolo. La commissione ha lavorato due anni nei locali della Basilica di San Bartolomeo raccogliendo circa 12.000 dossier di martiri e testimoni della fede giunti da diocesi d tutto il mondo. Passato il Giubileo, Giovanni Paolo II volle che questa memoria dei testimoni della fede del Novecento potesse divenire qualcosa di visibile nella Basilica di San Bartolomeo. Il 12 Ottobre 2002, con una celebrazione ecumenica presieduta dal Cardinale Camillo Ruini e dal Patriarca Ortodosso rumeno Teoctist, l'icona dei testimoni della fede del XX secolo fu posta solennemente sull'altare maggiore e benedetta. In quella occasione furono anche collocate croci e memorie cristiane nelle sei cappelle laterali, dedicate ai diversi contesti storici e geografici in cui i testimoni della fede hanno vissuto. Nella prima cappella della navata destra della Basilica sono ricordati i testimoni della fede dell'Asia, dell'Oceania e del Medio Oriente; nella cappella successiva si ricordano i testimoni della fede delle Americhe; nell'ultima cappella della navata di destra si ricordano i testimoni della fede uccisi nei regimi comunisti. Nella navata di sinistra, la prima cappella è dedicata ai testimoni della fede in Africa; nella cappella successiva sono ricordati i testimoni della fede di Spagna e Messico; l'ultima è la cappella dei testimoni della fede uccisi sotto il regime nazista.